Figma Make ha cambiato il percorso che porta dal design di un’interfaccia a qualcosa che le persone possono realmente usare, testare e valutare. Nel 2026 può partire da una descrizione scritta, da un frame Figma esistente oppure da una combinazione di riferimenti visivi e contesto di progetto, per poi generare un prototipo funzionante o una web app con interazioni operative e codice modificabile. Questo non elimina la necessità del giudizio di un designer o della revisione da parte degli sviluppatori, ma riduce la distanza tra un concept statico e una soluzione realistica. Il modo più utile di utilizzare Make non è considerarlo un sostituto automatico del lavoro sul prodotto, bensì uno spazio di lavoro rapido per trasformare intenzioni di design chiare in comportamenti concreti, verificarli in anticipo e consegnare agli sviluppatori un risultato più definito. Il processo funziona meglio quando il design di partenza è ordinato, il brief è preciso e ogni ciclo di modifiche ha uno scopo ben definito.
Figma Make si basa su una chat con intelligenza artificiale che genera codice per prototipi funzionanti, web app e interfacce interattive. Un progetto può partire da una semplice istruzione in linguaggio naturale, ma il punto di partenza più efficace è generalmente una combinazione di testo e contesto di design. È possibile allegare progetti Figma, incollare frame direttamente nella chat, utilizzare il contesto stilistico proveniente dalle librerie pubblicate nei piani a pagamento compatibili e integrare informazioni esterne attraverso i connettori MCP supportati. Figma mette inoltre a disposizione la modalità di pianificazione per gli utenti dei piani a pagamento, che crea un piano strutturato prima della generazione del codice. Questa funzione è utile per un prodotto con più schermate, perché permette di correggere il flusso previsto prima di avviare una generazione complessa. L’obiettivo è semplice: fornire a Make informazioni sufficienti per comprendere non soltanto l’aspetto di una schermata, ma anche il comportamento dei controlli principali e il modo in cui i diversi stati devono collegarsi tra loro.
Il risultato generato non è soltanto un mock-up cliccabile. Make scrive il codice alla base dell’esperienza e mostra un’anteprima interattiva al termine della generazione. Da quel momento è possibile continuare la conversazione, modificare l’interfaccia visualizzata, intervenire direttamente sul codice oppure tornare a una versione precedente. Questo è importante perché raramente il primo risultato deve essere considerato definitivo. Una scheda prodotto può apparire corretta ma comportarsi male su uno schermo stretto, un campo di ricerca può non prevedere uno stato senza risultati oppure una finestra modale può aprirsi correttamente senza però restituire il focus al controllo che l’ha attivata. Make è più utile quando questi problemi vengono considerati parte normale del processo iterativo e non come prova del fallimento del primo prompt. Nel lavoro pratico, il risultato generato dovrebbe diventare una bozza testabile da perfezionare con la stessa attenzione riservata a qualsiasi altro prototipo.
Anche la scelta del modello è diventata più importante nel 2026. A luglio Figma ha aggiunto GPT-5.6 alla selezione dei modelli disponibili in Make, con particolare attenzione alla qualità della prima generazione dell’interfaccia, ai layout responsivi e alle interazioni. Il modello, tuttavia, rappresenta soltanto una parte del risultato. La qualità delle informazioni fornite continua a incidere direttamente sulla qualità del prodotto generato. Una richiesta breve come “rendi interattiva questa schermata” lascia aperte troppe decisioni. Un’istruzione migliore definisce l’azione dell’utente, la risposta prevista, il cambiamento visibile dello stato e gli eventuali limiti. Per esempio, un designer può specificare che la selezione di un filtro prodotto deve aggiornare il numero dei risultati, mostrare chiaramente il filtro attivo, mantenere l’ordinamento corrente e offrire un modo evidente per annullare la selezione. Un livello di dettaglio di questo tipo fornisce al prototipo generato qualcosa di concreto da implementare e, allo stesso tempo, qualcosa di concreto da verificare.
Uno degli utilizzi più efficaci di Figma Make consiste nel trasformare un frame Figma Design esistente in un’esperienza funzionante senza dover ricostruire l’interfaccia da zero. Figma consiglia di allegare frame strutturati invece di affidarsi esclusivamente agli screenshot, perché i frame contengono informazioni che una semplice immagine non può trasmettere in modo affidabile, comprese le relazioni tra gli elementi del layout e la struttura del design. Auto layout è particolarmente utile perché offre a Make indicazioni più chiare su come gli elementi devono ridimensionarsi e riorganizzarsi. Per una funzione di piccole dimensioni è possibile allegare il frame interessato e descrivere il comportamento desiderato. Per un prodotto più ampio è preferibile procedere una schermata alla volta oppure lavorare con uno o due design per volta. In questo modo il contesto rimane focalizzato e diventa più semplice capire quando il risultato generato ha interpretato male un flusso, duplicato un componente o introdotto un’ipotesi che non faceva parte del progetto originale.
I Make kit aggiungono un ulteriore livello di coerenza per i team che dispongono già di un design system. Un kit può includere pacchetti npm come contesto per il codice, variabili e stili provenienti dalle librerie Figma Design pubblicate, oltre a linee guida scritte che spiegano come utilizzare componenti, token e pattern. Il vantaggio pratico è che il prototipo generato può partire da una base più vicina al prodotto reale, invece di inventare un nuovo linguaggio visivo per ogni esperimento. Questo approccio è particolarmente utile per elementi ricorrenti come pulsanti, campi di input, schede, regole di spaziatura e tipografia. Il designer deve comunque controllare il risultato, ma il lavoro correttivo può essere minore quando Make riceve lo stesso vocabolario già utilizzato dal team. Per le organizzazioni che creano frequentemente prototipi, un kit ben mantenuto riduce anche la necessità di ripetere le stesse regole visive in ogni nuova conversazione.
Gli allegati possono trasmettere molto più di semplici riferimenti visivi. Nel 2026 Figma ha introdotto gli allegati di Make per permettere di basare un prototipo su contenuti, dati e vincoli specifici di un progetto. Questo significa che il prototipo di un’area account può utilizzare contenuti realistici invece di testi segnaposto, mentre un’interfaccia ricca di contenuti può essere costruita intorno ai tipi reali di informazioni che dovrà mostrare. Il principio più utile consiste nell’allegare soltanto i materiali che possono effettivamente modificare il risultato. Un breve documento con le linee guida, un riferimento reale ai componenti e un piccolo insieme di dati rappresentativi sono generalmente più utili di una grande quantità di file poco pertinenti. Le informazioni sensibili non dovrebbero essere inserite nella chat. Le indicazioni di Figma mettono esplicitamente in guardia dall’inserimento nei prompt di chiavi API, dati personali, indirizzi o altre informazioni riservate; la gestione sicura dei dati deve essere affidata al backend o a un’altra parte controllata dell’implementazione.
Il flusso di lavoro più affidabile con Figma Make parte dal layout e dal percorso dell’utente prima di aggiungere tutte le interazioni avanzate. Per prima cosa bisogna allegare o incollare il design principale e spiegare a cosa serve la schermata, chi la utilizza e quale risultato deve ottenere. Successivamente è opportuno definire le azioni principali con un linguaggio semplice. Un prototipo di checkout, per esempio, non dovrebbe iniziare con una richiesta molto lunga che comprenda ogni possibile stato di pagamento, animazione e regola di convalida. È meglio partire dal percorso principale: scegliere la consegna, inserire i dati di contatto, passare al pagamento e confermare l’ordine. Una volta verificato il funzionamento di questo percorso, si possono aggiungere gli stati mancanti uno alla volta. Questo approccio graduale segue anche le indicazioni di Figma, che suggeriscono di concentrarsi prima sul layout, poi sulle funzionalità e di suddividere i progetti complessi in passaggi più piccoli. Inoltre, eventuali errori diventano più semplici da individuare perché ogni modifica ha una causa chiara.
Un buon prompt dovrebbe combinare attività, contesto e vincoli. L’attività indica a Make cosa creare, il contesto spiega il prodotto e la situazione dell’utente, mentre i vincoli impediscono interpretazioni indesiderate. Se si sta trasformando il design di una dashboard, per esempio, è possibile specificare che il frame desktop esistente deve essere utilizzato come riferimento visivo, che la tabella deve rimanere leggibile su schermi più stretti, che i filtri devono aggiornare le righe visibili e che non devono essere aggiunti nuovi elementi di navigazione. Questo tipo di istruzione è più utile di un prompt pieno di aggettivi sullo stile. Fornisce inoltre una lista di controllo semplice per valutare il risultato dopo la generazione. La tabella si adatta come richiesto? I filtri funzionano? Make ha mantenuto l’architettura delle informazioni? Sono stati aggiunti elementi non richiesti? Più il brief è preciso, più diventa facile valutare il prototipo senza affidarsi a impressioni generiche.
Per i progetti più complessi, la modalità di pianificazione può ridurre le generazioni inutili. Prima che venga scritto il codice, Make può produrre un piano strutturato che l’utente può controllare e perfezionare. Questa funzione è utile quando una caratteristica comprende diverse schermate, dipendenze o stati dei dati, perché l’errore più costoso spesso non riguarda un colore o un valore di spaziatura sbagliato, ma una comprensione errata del flusso del prodotto. Un piano può evidenziare che il modello intende creare un passaggio aggiuntivo per l’account, interpretare un filtro come elemento di navigazione oppure unire due stati che devono invece rimanere separati. Correggere questi problemi in anticipo è più semplice che intervenire quando l’errore si è già propagato nel codice. Dopo aver definito un piano corretto, la generazione dispone di un obiettivo più chiaro. Il risultato può ancora richiedere modifiche, ma il lavoro parte da una struttura concordata invece che da un lungo prompt mai verificato come specifica.
Gli strumenti di modifica introdotti in Figma Make nel 2026 sono pensati per rendere più precise le piccole correzioni. Nei nuovi file Make, il pannello delle proprietà consente di selezionare un elemento e modificare impostazioni visive familiari come spaziatura, tipografia, layout, opacità, bordi e altre proprietà correlate. Le modifiche vengono preparate prima di essere applicate, permettendo così di controllare il risultato previsto invece di confermare immediatamente ogni variazione. Questo metodo è spesso migliore rispetto a un prompt generico come “rendi la scheda più compatta”, che potrebbe indurre il modello a cambiare diverse parti dell’interfaccia non correlate. La modifica diretta fornisce a Make un obiettivo specifico. È particolarmente utile nelle fasi finali del processo, quando il layout generale è già corretto e il lavoro restante riguarda allineamento, gerarchia, dimensioni dei componenti o altri dettagli più facili da valutare visivamente che da descrivere in un lungo testo.
Le annotazioni permettono invece di gestire modifiche più difficili da esprimere soltanto attraverso le proprietà visive. È possibile selezionare uno o più elementi direttamente nell’anteprima e associare un’istruzione a quei punti specifici. Un designer può, per esempio, annotare una miniatura e richiedere un leggero ingrandimento al passaggio del mouse, indicare il pulsante di un menu e chiedere un overlay a schermo intero oppure selezionare più controlli correlati che devono seguire la stessa regola di interazione. Poiché l’istruzione è collegata direttamente all’elemento interessato, Make ha meno possibilità di interpretare erroneamente quale parte dell’interfaccia debba essere modificata. Questo diventa particolarmente utile nelle schermate dense, dove diversi pulsanti o componenti ripetuti possono avere un aspetto simile. Invece di inviare un altro prompt riferito all’intera schermata, si indica il punto esatto, si descrive il comportamento desiderato e si controlla il risultato. Figma specifica che il pannello delle proprietà e le annotazioni utilizzano crediti AI quando le modifiche vengono applicate.
La cronologia delle versioni e la modifica diretta del codice offrono altri due modi per mantenere sotto controllo il processo iterativo. Se un prompt migliora una parte del prototipo ma ne compromette un’altra, tornare a una versione precedente può essere più rapido rispetto a tentare di riparare una serie di modifiche indesiderate. L’editing diretto del codice è utile quando uno sviluppatore o un designer con conoscenze di programmazione può individuare e correggere un piccolo problema più rapidamente intervenendo sul codice sorgente che attraverso una nuova richiesta all’AI. Il punto essenziale è scegliere lo strumento di modifica più adatto al problema. Il pannello delle proprietà è indicato per cambiamenti visivi concreti, le annotazioni per comportamenti legati a elementi specifici, i prompt per modifiche più ampie al prodotto e il codice per interventi che risultano più semplici da esprimere direttamente. In questo modo si evita l’errore comune di utilizzare la conversazione per ogni singola modifica anche quando esiste uno strumento più preciso. Si possono inoltre risparmiare crediti riducendo il numero di generazioni non necessarie.

Quando il prototipo funziona correttamente, Figma Make offre diverse possibilità per proseguire il lavoro. Il codice generato può essere esaminato e modificato all’interno del file Make, mentre i progetti possono essere trasferiti su GitHub. L’attuale integrazione GitHub di Figma può creare un repository per un file Make e inviare successivamente gli aggiornamenti allo stesso repository. È però importante comprendere i limiti di questo processo: il trasferimento standard avviene in una sola direzione, da Make a GitHub, e le modifiche effettuate successivamente su GitHub non vengono riportate automaticamente in Make. Figma precisa inoltre che Make invia il progetto al repository creato specificamente per quel file, non a un repository esistente scelto liberamente. Per i team, GitHub può quindi essere utile come strumento di passaggio del lavoro, backup e continuazione dello sviluppo, ma non deve essere confuso con un sistema completo di sincronizzazione bidirezionale del codice. Una volta che gli sviluppatori iniziano a lavorare fuori da Make, il processo di sviluppo richiede comunque responsabilità e ruoli chiaramente definiti.
Nel corso del 2026 Figma ha inoltre sperimentato un flusso di lavoro più profondo con il codice di produzione. La beta limitata annunciata a maggio permette agli utenti idonei di collegare una vera codebase, creare un branch, effettuare modifiche visive o tramite prompt direttamente sul codice, controllare i commit e portare il lavoro fino a una pull request. Si tratta di uno scenario diverso rispetto al semplice trasferimento di un progetto Make autonomo verso un nuovo repository GitHub. Questo approccio avvicina il designer al codice effettivamente utilizzato nel prodotto e può far emergere dipendenze che un design statico non rende evidenti, come un componente condiviso utilizzato in più schermate. Durante la fase beta l’accesso è rimasto limitato e Figma lo aveva inizialmente riservato a utenti selezionati nella versione Beta dell’app desktop per Mac. I team dovrebbero quindi verificare l’accesso disponibile sul proprio account prima di organizzare un processo di lavoro basato su questa funzione, senza presumere che la beta dedicata al codice di produzione sia disponibile per tutti.
Se invece il prototipo deve essere condiviso pubblicamente e non trasferito immediatamente agli sviluppatori, Make consente di pubblicare un prototipo funzionante o una web app sul web tramite un proprio URL. Il contenuto pubblicato può essere aggiornato successivamente, rimosso quando non è più necessario e associato a un dominio personalizzato nei piani che prevedono questa possibilità. Questa soluzione è utile per sessioni di usabilità, revisioni con gli stakeholder, dimostrazioni commerciali o test controllati in cui i partecipanti necessitano di un link reale invece dell’accesso al file di design. La pubblicazione non rende automaticamente il codice generato pronto per l’utilizzo in produzione. Prima di una pubblicazione aperta, il team dovrebbe comunque verificare diritti sui contenuti, gestione dei dati, accessibilità, prestazioni, comportamento responsive e servizi esterni utilizzati. Una demo convincente può nascondere una gestione debole degli errori o ipotesi poco realistiche sui dati, quindi la verifica finale deve includere anche ciò che accade fuori dal percorso ideale, non soltanto i casi in cui tutto funziona correttamente.
Il principale limite di Figma Make è lo stesso che riguarda molti strumenti di sviluppo assistiti dall’intelligenza artificiale: un risultato plausibile può sembrare completo prima di essere stato verificato adeguatamente. Un pulsante può funzionare nel percorso principale ma creare problemi con un’etichetta molto lunga, la navigazione da tastiera può risultare incompleta, il layout mobile può richiedere più attenzione rispetto alla versione desktop oppure i contenuti generati possono non rispettare requisiti legali o editoriali. Le attuali indicazioni di Figma segnalano che, in alcuni casi, i risultati desktop e a schermo intero sono ancora più solidi rispetto a quelli mobile, quindi il comportamento responsive deve essere testato in modo intenzionale. I designer dovrebbero verificare layout a larghezze realistiche, espansione del testo, stati del focus, caricamento, stati vuoti, errori e contenuti ripetuti. Gli sviluppatori dovrebbero invece esaminare struttura del codice, dipendenze e implicazioni per la sicurezza. Il prototipo acquista maggiore valore quando permette di affrontare questi aspetti in anticipo, non quando viene considerato una prova del fatto che non sia più necessario valutarli.
Esiste inoltre una differenza significativa tra codice generato e modificabile e codice che un team è disposto a mantenere per anni. Make può produrre un ottimo punto di partenza, soprattutto quando dispone di un contesto di design accurato, di un prompt preciso e delle regole corrette per i componenti. Il codice destinato alla produzione deve però adattarsi all’architettura del progetto, agli standard di testing, alle pratiche di sicurezza, alle convenzioni di denominazione e al processo di rilascio. Se un team dispone già di componenti condivisi, un’alternativa generata automaticamente può creare duplicazioni inutili. Se l’app dipende da autenticazione, API private o dati regolamentati, l’implementazione deve essere sottoposta a una revisione specialistica prima di coinvolgere utenti reali. Un passaggio di consegne sensato non è quindi “l’AI ha scritto il codice, quindi possiamo pubblicarlo”, ma piuttosto “il comportamento è stato definito concretamente, il codice esiste e il team può ora esaminare una proposta molto più precisa”. Questo riduce in modo significativo l’ambiguità senza far credere che la responsabilità degli sviluppatori sia venuta meno.
Il miglior flusso di lavoro con Figma Make nel 2026 è quindi un ciclo, non un singolo salto dal frame al prodotto finito. Si parte da un design ben strutturato o da un brief chiaro, si fornisce a Make un contesto sufficiente per mantenere il sistema previsto, si genera la più piccola parte utile, la si testa e successivamente la si perfeziona utilizzando lo strumento di modifica più preciso disponibile. I Make kit sono utili quando la coerenza è fondamentale, mentre gli allegati diventano importanti quando contenuti reali o vincoli specifici modificano il comportamento dell’interfaccia. Il passaggio a GitHub o alla beta dedicata al codice di produzione dovrebbe avvenire soltanto quando il risultato è pronto per la revisione da parte degli sviluppatori. Per i prototipi pubblici è invece opportuno procedere alla pubblicazione soltanto dopo aver controllato diritti, privacy e casi limite. Utilizzato in questo modo, Figma Make permette di trasformare le intenzioni di design in qualcosa di testabile molto prima nel processo. Il suo vero valore non consiste nell’eliminare il lavoro tra design e codice, ma nel rendere quel lavoro visibile prima, in una forma che designer, product manager e sviluppatori possono esaminare concretamente.